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Kodò
Friday 9 March 2018
Sala Santa Cecilia at 21

Evolution
One Earth Tour 2018 - Tour Europeo

Dopo la sua prima esecuzione nel 2016 alla Suntory Hall di Tokyo, nel quadro dei concerti celebrativi per il 35º anniversario dalla fondazione, da gennaio a marzo 2018 Kodō presenta in tutta Europa Kodō One Earth Tour 2018: Evolution, che ne esplicita già dal titolo la continua crescita creativa sotto la direzione artistica della star del Kabuki, Tamasaburo Bando.

Negli ultimi anni, a partire da Kodō One Earth Tour: Mystery del 2013, nei concerti dell'ensemble è mancato per esplicita volontà, l'o-daiko, il gigantesco tamburo diventato il simbolo stesso del gruppo. Si è preferito invece dar spazio alla nuova generazione di Kodō, eseguendo nuove composizioni, un palese segno della determinazione del gruppo di guardare avanti. Quest'ultimo programma, Evolution, prende avvio dall'innovativo repertorio composto sotto la guida di Tamasaburo Bando tra il 2009 e il 2013.

Il programma inizia con un brano coinvolgente, Kei Kei. Tutti i componenti dell'ensemble salgono sul palco portando i taiko a spalla, facendo così del loro muoversi in scena una delle componenti del brano. Questa variante dell'okedo-daiko (tamburo a forma di botte) è presente anche in altri momenti del programma: Phobos (2009), Mute (2013) e Kusa-wake (2013).

In Evolution, i costumi sono sobri, in bianco e nero, senza alcun richiamo alla tradizione.
Ciò permette a Kodō oggi di esprimere liberamente le proprie sonorità senza vincoli, anche attraverso la scelta di abbandonare lo stile precedente: la fascia annodata sulla fronte, la casacca da lavoro giapponese e il perizoma, tradizionalmente indossati dai grandi solisti di Kodō.

Il monolitico o-daiko torna quindi dopo qualche anno di assenza sul palco di Evolution. Nel programma appare sotto il titolo della composizione omonima, O-daiko. Un classico di Kodō dal 1975, quando il potente tamburo è apparso per la prima volta nei programmi del gruppo, all'epoca noto con il nome di Ondekoza. Il taiko rimane invariato, ma la nuova generazione di percussionisti presenta un nuovo stile dinamico. Dimentichiamoci il carro con le lanterne, il perizoma, i piatti e i flauti. L'imponente strumento è affiancato dai suoi omologhi occidentali, il timpano e il grancassa, che Kodō usa per creare cadenze profonde e potenti. Questo universo ritmico promette di toccare il pubblico nel profondo.

La prima parte del concerto termina con l'immortale icona dei Kodō, Monochrome (1977). Raffinata composizione contemporanea di Maki Ishii, Monochrome sfrutta in toto la gamma tonale del shime-daiko, un tamburo dal suono acuto. Questo brano si contrappone alla natura semplice e indomita della performance di taiko, che è emblematica della direzione attuale di Kodō, in quanto la nuova generazione di musicisti si forgia cercando l'equilibrio tra la potenza allo stato puro e la tecnica esecutiva più raffinata.

La seconda parte inizia con Color (2009), che utilizza gli stessi tamburi di Monochrome, ma in modo completamente diverso. I musicisti posano le bacchette e sperimentano una nuova gamma di suoni delle percussioni: tamburellano con le unghie, sfregano i tamburi con le mani e fanno scivolare campanelli sulle pelli dei tamburi. Un fresco umorismo si sprigiona dalle loro interazioni sul palcoscenico mentre ritmicamente mormorano, sospirano e gridano. Dopo l'intensità di Monochrome, questo approccio lieve diventa una sorta di benvenuto liberatorio.
Per il brano successivo, le luci si abbassano per l'accattivante Ake no Myojo (2012). La parte femminile dell'ensemble con delle fluttuanti gonne nere sale sul palco per suonare, cantare e ballare mentre girano su se stesse in un continuum di suono e movimento. Seguono i melodici flauti di bambù di Yuyami (2013) che creano un indescrivibile sentimento nostalgico, a cui segue un pezzo inedito, Ayaori (2016). Un viaggio attraverso la molteplicità dei suoni dell'odeko-daiko, che sfrutta l'abilità dei musicisti e una gamma di bacchette per produrre suoni nitidi e ricchi, che abilmente s'intrecciano in un insieme armonico.

L'ultimo brano del programma è Rasen, che in giapponese significa spirale e rimanda al titolo che Kodō che ha voluto dare all'intero tour: Evolution. Otto musicisti in scena, il solista suona un grande tamburo piatto, l'hirado, circondato da gli altri musicisti, che suonano diversi tipi di percussioni: il nagado taiko (tamburo di forma allungata), l'okedo taiko (a forma di barile) e timpani. Questo potente ottetto produce ritmi complessi e precisi, rivelando la ricca varietà di tecniche che Kodō ha sviluppato durante la sua evoluzione. Per comporre Rasen, Tamasaburo Bando ha coinvolto nel processo creativo un gruppo di performers di Kodō. Nuove leve si sono aggiunte ai giovani musicisti e ai solisti, nonché ai veterani rimasti nell'ensemble per più di tre generazioni.

Come suggerisce il titolo, Rasen è un vortice che percorre l'evoluzione di Kodō lungo i decenni della sua ricca storia. Riprendendo brani esemplari come Yataibayashi (1973), Miyake (1982) e Tomoe (2003) trasporta il pubblico in un viaggio nel tempo, un viaggio impetuoso attraverso il passato di Kodō e verso il suo futuro. Superando i venti forti del cambiamento, questo finale in climax dimostra l'indiscutibile solidità di Kodō. L'ensemble è pienamente cosciente della sua storia di trentacinque anni e proclama con fermezza la sua intenzione di guardare al futuro.

Quando nel 2012 Tamasaburo Bando ha assunto il ruolo di direttore artistico di Kodō, si è impegnato a incrementare il valore artistico dell'esecuzione musicale del taiko. Evolution dimostra senza ombra di dubbio che l'obiettivo è stato raggiunto e la sua visione si è realizzata in pieno.

 

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