Accademia Nazionale di Santa Cecilia
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Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Auditorium Parco della Musica di Roma
Viale de Coubertin
Auditorium Parco della musica
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Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Valery Gergiev
direttore

Irina Churilova
soprano (Iolanta)
Najmiddin Mavlyanov tenore (Vaudemont)
Alekxei Markov baritono (Robert)
Stanislav Trofimov basso (Rene)
Roman Burdenko baritono (Ibn Hakia)
Yuri Vorobiev basso (Bertrand)
Andrei Zorin tenore (Almeric)
Kira Loginova soprano (Brigitta)
Ekaterina Sergeeva mezzosoprano (Laura)
Natalia Evstavieva contralto (Marta)


Ciajkovskij
Iolanta

opera in un atto unico in forma di concerto

Biglietti da 19 a 52 Euro

SPECIALE FESTIVAL CIAJKOVSKIJ
Vivi l'esperienza Ciajkovskij ascoltando i tre concerti con l’integrale delle Sinfonie e una delle esecuzioni di Iolanta: puoi acquistare 4 biglietti al prezzo di 3! Formule a partire da 57 Euro. Offerta disponibile in esclusiva presso il botteghino dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Spirito Classico
introduzione al concerto con aperitivo

Čajkovskij

con Carla Moreni

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Ritratto di Ciajkovskij di Nikolai Kuznetsov (1906)
lolanta, ultima opera di Caikovskij, tratta dal dramma del danese Henrik Hertz La figlia del re Renato (1845), andò in scena al Teatro Mariinskij di Pietroburgo nel dicembre 1892; nella stessa serata venne rappresentato il balletto Lo schiaccianoci. Un filo lega questi due soggetti apparentemente dissimili; entrambi hanno il proprio fulcro in una figura femminile che attraversa una crisi di crescita adolescenziale, dall'età dell'infanzia a quella della maturità.
In questa prospettiva non sono errate le interpretazioni in chiave psicanalitica che sono state avanzate su lolanta.

Converrà riepilogare brevemente l'argomento, nei suoi tratti essenziali per comprenderne le ragioni.
lolanta, figlia del re Renato, è nata cieca. Tuttavia non sa di essere cieca, e non conosce l'esistenza del senso della vista; tutto ciò le viene tenuto nascosto per non rattristarle la vita. Ignora anche che suo padre è re. Vive in un castello inaccessibile se non a persone autorizzate e avvertite del comportamento che devono tenere nei suoi confronti. Per l'esattezza, secondo le parole del guardiano del castello e di sua moglie:


Ella non conosce la luce! [...] vive celata in questo luogo con la sua vecchia nutrice [...] quasi dal giorno della sua nascita. [...] Il re desidera nascondere la sventura della fanciulla al duca Roberto [il promesso sposo] fino a quando ella non sarà guarita. [...] La sventurata non è a conoscenza della propria cecità, e in sua presenza occorre guardarsi dal menzionare la luce e la bellezza di tutto ciò che vedono i nostri occhi. Attenzione inoltre a non nominare suo padre come re o monarca.
 
Il re torna al castello in compagnia di un medico arabo che forse potrebbe guarire la fanciulla.
E il medico, avendola visitata nel sonno, sentenzia che ella effettivamente potrebbe guarire, ma a condizione di essere informata della sua menomazione; infatti gli occhi del corpo non possono essere curati se prima non vengono aperti quelli dell'anima; e in ogni caso la guarigione non è assicurata. Il re rifiuta, adducendo queste argomentazioni:
 
Dovrei rivelarle la triste sorte della sua disgrazia? Renderla edotta della profondità della sua sventura, senza attendere una felice risoluzione?
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"The Dreaming Iolanthe" scultura di burro di
Caroline S. Brooks (1876)
Tuttavia interviene l'imprevisto, nelle sembianze di due cavalieri che, smarritisi, si introducono nel giardino del castello e vengono in contatto con lolanta, ignorandone la vera identità. Uno di essi è il promesso sposo che vuole chiedere al re di scioglierlo dall'impegno perché innamorato di un'altra. L'altro cavaliere, Vaudémont, si innamora immediatamente di lolanta e, una volta compreso che è cieca (la fanciulla non intende la differenza fra una rosa bianca e una rossa), la mette al corrente delle bellezze del creato, del senso della vista, dell'esistenza della luce. Così, visto che l'irreparabile è accaduto, ora il re acconsente finalmente a sottoporre lolanta alle cure del medico arabo; ma questi avverte che comunque, perché la guarigione possa avvenire, lolanta deve essa stessa effettivamente desiderare di vedere la luce. Come posso desiderare qualcosa che non conosco? obietta lolanta. E il re ricorre a uno strattagemma: fìnge di condannare a morte Vaudémont (che si dichiara pronto a sposare lolanta anche in caso di mancata guarigione) per la sua inopportuna rivelazione se lolanta non guarirà, in modo che la fanciulla desideri di guarire per salvare il cavaliere. Il lieto fine è d'obbligo; il medico opera lolanta che finalmente vede la luce e il creato, e convola a giuste nozze con il cavaliere.
 
La chiave della lettura psicanalitica di questa trama consiste nella simbologia delle due rose, bianca e rossa, che Vaudémont mostra a lolanta nel duetto che si colloca al centro dell'opera. Il bianco è il colore della purezza, il rosso quello della contaminazione. Dunque la cecità di lolanta costituisce la sua impossibilità di amare, e la guarigione, che porta alla visione dei colori, realizza la trasformazione in un essere capace di amore. Finché lolanta è cieca, essa appartiene al padre, che ne dispone egoisticamente ogni atto quotidiano; acquistando la vista essa si emancipa dal dominio paterno e diviene proprietà dell'amato. Questa interpretazione nella sua semplicità è assai nitida nell'individuare uno dei temi portanti dell'opera. Eppure, proseguendo su questa strada, è diffìcile non cedere alla tentazione di leggere nella cecità di lolanta il motivo di attrazione basilare verso questo soggetto da parte di Caikovskij; basilare perché autobiografico. Nella diversità fìsica della protagonista il compositore poteva vedere riflessa la propria natura omosessuale; nelle mura del giardino la necessità sociale di una esistenza condizionata dalla finzione.
Molti sviluppi, anche divergenti, si possono muovere a partire da queste osservazioni. Tuttavia c'è un'altra caratteristica che fa di lolanta un'opera per molti versi unica e quindi affascinante nell'intero panorama dell'opera in musica; il fatto di basare interamente la propria storia su un personaggio che è afflitto da un handicap fisico, la cecità. L'handicap, nel mondo dell'opera, è un tema trattato in genere marginalmente o comunque in modo sommario. La cecità si riscontra in alcuni vegliardi (Iris di Mascagni, Andrea Chénier di Giordano, Turandot di Puccini), o, in termini più stimolanti, nel racconto di Pimenn del Boris Godunov di Musorgskij; mentre altri tipi di handicap compaiono raramente (ad esempio in Die Frau ohne Schatten di Strauss, Francesca da Rimini di Zandonai, Porgy and Bess di Gershwin).
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Iolanta, frontespizio della partitura

Tuttavia l'handicap fisico diviene struttura portante dell'opera in pochi titoli; si possono menzionare, La muette de Portici di Auber, Rigoletto di Verdi, e appunto lolanta. Proprio l'opera di Caikovskij è, fra questi titoli, quello che basa non solo la fisionomia del protagonista (come Rigoletto) sull'handicap, ma tutta l'evoluzione della vicenda. Per questo motivo l'opera si presta ad interpretazioni che, accanto a quelle psicoanalitiche alle quali si è accennato, rispecchiano in modo nitido e sorprendente alcune problematiche legate al mondo della disabilità di ieri e anche di oggi; tanto che la fiaba della fanciulla che guarisce dalla cecità può essere riletta criticamente e modernamente come esempio di un disagio sociale tanto sommerso quanto drammatico. In questa prospettiva la cecità di lolanta appare emblematica dello stato di deliberata non conoscenza in cui molti portatori di handicap vengono tenuti dalle famiglie. Per l'esattezza ci troviamo di fronte a:


1) Segregazione fìsica. lolanta non è padrona di uscire di casa e di avere contatti con il mondo esterno.

2) Mistificazione della realtà sensibile. lolanta ignora perfino l'esistenza del senso della vista e della luce, oltre che dei colori. Dunque ignora l'esistenza di altri modelli di vita rispetto al suo.

3) Mistificazione di sé stessa. lolanta ignora la sua diversità rispetto al prossimo, ignora anche che suo padre è in realtà addirittura un sovrano e lei stessa una principessa.
 
In sostanza, a causa del suo handicap, lolanta è diventata una alienata, a cui è stata costruita una realtà virtuale che nulla ha a che vedere con la realtà reale. Motivo principale di questa situazione è il desiderio del genitore di proteggere la figlia dal mondo esterno. Un desiderio che appartiene a tutti i genitori, ma che si trasforma nel caso specifico nella spoliazione di tutti i diritti dell'individuo. La protezione del padre ha infatti effetti funesti. Per sottrarre lolanta ai pericoli della vita reale il padre la costringe a una sorte di molto peggiore: condurre un tipo di vita del tutto alienato, senza nemmeno il sospetto che possa esistere qualcosa di alternativo. Secondario motivo è la vergogna dell'handicap, per cui nemmeno il promesso sposo deve conoscere la vera condizione della fanciulla.
In questa situazione l'intervento del medico arabo è decisivo; non perché ridia la luce a lolanta, ma perché postula che la consapevolezza di sé e la conoscenza del mondo sensibile sono in effetti prioritari rispetto alla guarigione dall'handicap, anzi - sempre rileggendo modernamente la fiaba - sono essi stessi una sorta di guarigione; poiché l'accettazione si converte in una volontà di contatto con il mondo esterno che può portare a un inserimento sociale e con esso al superamento dell'handicap.

La situazione di lolanta non è dunque semplicemente una astrazione letteraria; riflette una casistica articolata di soggetti silenziosi, sottratti alla scolarità, ai rapporti sociali, al lavoro, tenuti in stato di segregazione, defraudati della gestione diretta dei sostegni economici garantiti dallo stato sociale, nonché inconsapevoli di tutto ciò e della possibilità dell'autodeterminazione della persona. L'opera di Caikovskij, nella sua ambientazione storica provenzale e nell'ingenuità della favola a lieto fine, si fa carico di una complessità di piani di lettura e di una reale denuncia di temi personali e sociali, tanto da risultare sorprendentemente vicina al sentire dell'uomo moderno. Anche per questo la partitura ha disvelato negli ultimi lustri tutti i suoi motivi di fascino, imponendosi all'attenzione del pubblico come un'opera chiave del suo autore.
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