La morte di Marilyn Monroe, la crisi dei Missili a Cuba, il Concilio Vaticano II: sono avvenimenti che ci parlano ancora di un’epoca irripetibile e che ci sembra lontana, lontanissima nel tempo. Eppure era il 1962, anno in cui, 5 giorni dopo l’inaugurazione della nuova Cattedrale di Coventry, in Inghilterra, sotto il tetto e tra le quattro mura dell’edificio sacro ricostruito da Sir Basil Spence ebbe luogo, il 30 maggio, la prima mondiale del più alto canto di pace del XX secolo: il War Requiem di Benjamin Britten, assoluto capolavoro di un compositore già da tempo definitivamente consacrato nell’Olimpo dei grandi della musica di ogni tempo. Utilizzando il testo del Requiem latino (lo stesso, per intenderci, usato da Mozart e da Verdi), interpolato con i lancinanti testi poetici di Wilfred Owen, morto in trincea una settimana prima della fine della Grande Guerra, Britten si propose di creare un’opera di respiro universale che parlasse a un pubblico più vasto possibile. Adottò pertanto un linguaggio semplice, diretto, senza tuttavia mai scadere nell’ovvio del cliché, a dimostrazione che in pieno ‘900 si poteva creare una musica autenticamente “moderna” capace di lasciare nel cuore degli ascoltatori l’enorme impressione che in chiunque, da quel lontano 1962, il War Requiem ha sempre suscitato.