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Lo Stabat Mater

Lo Stabat Mater per coro e orchestra (insieme alla Petite Messe Solennelle) ruppe quel leggendario “silenzio” di Rossini che iniziò dopo il Guillaume Tell (1829) e durò fino alla morte del compositore (1868). Leggendario, perché in realtà Rossini, pur non pubblicando, continuò a comporre durante tutta la vita. In effetti, però, dopo il Tell Rossini decise di ritirarsi dalle scene, alimentando quel mito della propria persona già iniziato anni prima. Fu la frequentazione degli ambienti della finanza parigina a creare l'occasione per la composizione dello Stabat e in particolare l'incontro col banchiere Alejandro Aguado. Egli aveva fatto da vero e proprio mecenate al compositore, peraltro ospitandolo da quando questi era tornato a Parigi nel 1830, e tra i due era sorto uno stretto legame d'amicizia.

 
Alejandro Aguado (Fonte: Wikimedia)
Nel 1831 Aguado invitò Rossini a visitare con lui la Spagna. Qui il compositore, preceduto dalla propria fama, fu oggetto di continue “richieste musicali” in particolare da parte della famiglia reale (Francisco, fratello di Ferdinando VII era un suo grande ammiratore). Ma fu il commissario generale della Santa Cruzada, Padre Manuel Fernandez Varela, a presentare la richiesta più impegnativa: attraverso l'intercessione (e l'insistenza) di Aguado convinse Rossini a mettere in musica la sequenza di Jacopone da Todi, a patto che rimanesse nell'abito della cappella del Valera e non fosse mai data alle stampe.
Rossini, ritratto
Tornato a Parigi Rossini si mise subito all'opera: aveva suddiviso il testo in dodici parti, ma fu costretto a interrompere il lavoro a metà per l'aggravarsi della propria condizione di salute. In seguito alle insistenze del committente e dello stesso Aguado, Rossini decise di delegare i sei pezzi restanti al compositore Giovanni Tadolini e la partitura fu frettolosamente assemblata per il marzo 1832. La prima esecuzione avvenne, però, solo l'anno successivo a Madrid.

Audio - clicca per ascoltare

Stabat Mater Inizio – Concerto del 16 luglio 2007


Morto padre Varela nel 1837, la partitura dello Stabat fu venduta e recuperata dopo vari passaggi dall'editore francese Aulagnier nel 1841. Egli interpellò Rossini riguardo la possibilità di stampare l'opera: il compositore fu perentorio e ne vietò la pubblicazione. La possibilità, però, che una composizione completata in tutta fretta e di cui solo sei pezzi erano propri finisse con l'essere in qualche modo data alle stampe, spinse Rossini a rivedere e completare la partitura, d'accordo anche con il proprio editore Troupenas.



 

Frontespizio dell'edizione Troupenas – Fondo Mario
Ma l'Aulagnier non si era dato per vinto: egli sosteneva, infatti, che Padre Varela avesse donato a Rossini una tabacchiera d'oro e che questa dovesse considerarsi vero e proprio prezzo di vendita della partitura e, dunque, ne annunciò trionfante una solenne esecuzione. A Rossini non restò che affidarsi a Troupenas incaricandolo di fermare il rivale con ogni mezzo.
Tra i due editori francesi si scatenò una vera e propria guerra fortemente amplificata dalla stampa. La sentenza finale riconobbe a Rossini il diritto di disporre della propria opera, ma concedeva ad Aulagnier la possibilità di stampare la prima versione. La vicenda suscitò un notevole clamore e contribuì ad accrescere le aspettative del pubblico che fremeva per il tanto atteso ritorno sulle scene del Maestro pesarese.
Particolare dello spartito posseduto da Giulia Grisi
solista alla prima
La prima della nuova versione ebbe luogo il 7 gennaio 1842 e fu un notevole successo di pubblico, di stampa e di critica. Solisti applauditissimi Giulia Grisi, Mario, Antonio Tamburini ed Emma Albertazzi. Rossini era rimasto a Bologna dove, forte di questo rinnovato impulso, acconsentì a un'esecuzione solenne nella città, curandola anche personalmente, e che sarebbe stata diretta da Gaetano Donizzetti. Da allora lo Stabat cominciò a circolare in tutta Europa, decretando la decisiva “divinizzazione” di Rossini.

 


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